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Bear

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L'elicottero di fabbricazione russa sorvola l'area dell' atterraggio.

“Sei pronto Bear?” mi urla all'orecchio il cameraman che mi seguirà per due giorni nella jungla vietnamita per un documentario televisivo.

“mi sembra un ottimo posto per scendere!,” rispondo “Di al pilota di ritornare in questa radura domani sera!”

Il grosso elicottero da trasporto compie una virata stretta e inizia la sua discesa un po' disturbata dal vento teso che sferza in quel momento. L'erba è molto alta e si muove ad ondate mossa dalla furia del rotore del velivolo. Salto giù toccando terra con una capriola per smorzare l'impatto, dietro Jason, con passo più incerto, mi segue con la videocamera.

Ormai ci siamo, indietro non si torna. Ci mettiamo subito al sicuro correndo tra erba alta che sbattuta dal vento è tagliente sulla pelle e dietro ad un grosso albero aspettiamo che l'elicottero riprenda quota.

Il Vietnam. Molti americani sono morti in questi posti, giovani ragazzi appena usciti dal college e mandati qua senza l'adeguato addestramento e preparazione. Alcuni hanno sofferto dello “shock da jungla” una sindrome psicologica della quale tanti non hanno retto lo stress psicologico.

Entriamo tra la fitta vegetazione, è difficile camminare sul groviglio di radici e in mezzo alle frasche delle piante che sommergono tutto. L'eccitazione è alta, la voglia di avventura è tanta, non guardo bene dove metto i piedi e rischio di scivolare in un dirupo con in fondo un torrente con molta acqua turbolenta.

Jason mi prende la mano e mi aiuta a risalire, per poco perde la videocamera speciale anfibia. Le riprese televisive diventano più aggressive, più vere, l'obiettivo si sporca di fango.”Dobbiamo scendere di quì” dico a Jason, “molti sodati americani catturati dai nemici hanno trovato la salvezza seguendo i corsi d'acqua, anche se non è sempre facile...”

Scendiamo dalla parete di roccia bagnata e friabile, gli appigli sono instabili, mi aggrappo ad alcune sporgenze ma la roccia si sfaglia tra le mie mani, Jason ha dei problemi seri a tenere la telecamera.

Arriviamo sull'argine di una grossa pozza di acqua che sembra abbastanza profonda per tuffarsi dentro. “Jason, dobbiamo verificare quanto è profonda” Mi guardo intorno e vedo alcune piante di bambù che fanno al caso mio. Ne taglio alcune e le spunto per fare in modo che non si piantino nel fondo della pozza e le lancio dentro per verificare che non ci siano delle rocce o dei pericoli sul fondo. Via libera. Le canne entrano in acqua per tutta la lunghezza e riaffiorano, ne lancio un altra per sicurezza.

Mi tuffo facendo una capriola in aria, Jason mi segue con la videocamera che inizia a riprendere la scena a “pelo d'acqua”.

“Jason! Scendiamo nuotando nel torrente, saltando giù per le piccole cascate, dobbiamo stare attenti a non incontrare ostacoli troppo pericolosi” la videocamera rimane immersa nella schiuma delle cascate, le immagini sono molto particolari.

Arriviamo nei pressi di una altra pozza con poca acqua, scorgo un grosso pesce. “Vedi, un pesce gatto, sono tipici di questa zona, ho bisogno di proteine per resistere oggi e domani, devo catturarlo, ti faccio vedere come” mi guardo nei dintorni, scorgo altre canne di bambù.

“Da alcune tribù indigene ho imparato a costruire delle lance per pescare, bisogna dividere con il coltello l'estremità in tante punte ed affilarle, facendosi aiutare da alcuni rametti che fanno da spessore, Jason tu intanto costruisci una piccola diga per non fare scappare dalla pozza il pesce”

Afferro la lancia che è venuta molto bene e infilzo il grosso pesce che si era nascosto in mezzo ad alcune piante acquatiche, lo tiro fuori e lo mostro alla videocamera e inizio a spiegare alcune particolarità: “se non avessi avuto una lancia con tante punte non ce l'avrei mai fatta, hanno questi baffi è da qui che prendono il loro nome, bisogna stare attenti ad alcune grosse spine che hanno sui fianchi, per mangiarlo bisogna togliere la testa e pulirlo dalle interiora” intanto procedo a farlo con il coltello “ ecco adesso è possibile mangiarlo” inizio a morsicare le carni crude. “il gusto è sgradevole come il suo aspetto ma in questo momento ho bisogno di cibo per sopravvivere”

Consumato il pasto di fortuna continuiamo a nuotare nel corso d'acqua non prima di notare un notevole alzamento della corrente. “Jason la vedi l'acqua che sta diventando sempre più impetuosa? Le chiamano “inondazioni lampo” succedono quando a monte si verificano alcune piogge intense oppure quando aprono qualche diga, dobbiamo metterci al riparo e proseguire nella jungla qui è troppo pericoloso la corrente ci porterebbe via.”

Non facciamo in tempo ad arrampicarci ad alcune sporgenze che portano nella vegetazione quando l'acqua nel torrente diventa impetuosa e porta via alcuni rami lasciati da altre inondazioni.

Noto un albero morto che potrebbe venire molto utile per accendere un fuoco, mi giro verso l'obiettivo della telecamera “questo è un pino. Non è di queste parti deve essere stato trascinato giù dalla corrente dalle montagne. La corteccia è importantissima in questi posti umidi è piena di resina infiammabile, questo legno anche se immerso nell'acqua e fatto scolare velocemente è subito pronto per il fuoco, è una vera e propria risorsa”. Ne faccio un po' di scorta e infilo tutto nello zaino e insieme a Jason ci addentriamo di nuovo nella fitta vegetazione. Dopo un quarto d'ora di cammino incontro uno scorpione che cerca di nascondersi sotto il fogliame, non ci penso due secondi ad afferrarlo per il pungiglione e a mostrarlo alla videocamera.

“questo sarà un ottima cena, vanno presi per il pungiglione stando attendi a non farsi pinzare.”

Con il coltello amputo il grosso pungiglione e infilo nella sacca la mia cena.“Devo trovare un posto per la notte, nella jungla bisogna trovare posizioni alte, il bambù e ottimo per costruire una piattaforma robusta sugli alberi”Me ne procuro abbastanza da creare una piattaforma sospesa e legata su alcuni rami all'apparenza robusti. Jason si arrampica per riprendere la scena. “Vedi adesso la cosa importante è accendersi un fuoco, il pino che ho trovato prima sul torrente andra benissimo” Con il coltello gratto un po' di scorze simili a segatura e con l'acciarino provoco alcune scintille che in poco infiammano la resina del legno. “che piacere scaldarsi, il fuoco è sempre un amico inseparabile”

La mia cena velocemente cotta sulla fiamma è discreta e mi leva un po' di crampi della fame. Non rimane che cercare di prendere sonno.

 

Racconto ispirato da un documentario sulle avventure di Bear Grylls


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Non ti agitare è una questione di DNA

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La bilologia mostra che del proprio patrimonio genetico l'uomo non ha motivo di essere molto fiero. A livello semplicemente quantitativo, mentre fino a poco tempo fa si pensava che l'uomo avesse circa 100.000 geni e come tale fosse il più geneticamente dotato tra gli esseri viventi , oggi si sa che i geni dell'uomo si aggirano tra i 26.000 e i 39.000 (secondo i calcoli dell'azienda privata Celera di Craig Venter) oppure tra i 30.000 e 40.000 (secondo i calcoli del consorzio pubblico internazionale), non certo un dato di cui essere fieri se messo a confronto con i 13.600 geni del comune moscerino della frutta.

Qualcuno potrebbe ingenuamente pensare che, per quanto non numericamente eccezionali, i geni dell'uomo siano comunque diversi, qualitativamente superiori. In realtà del suo patrimonio genetico l'uomo ne condivide il 98% con lo scimpanzè, e soprattutto è noto che il DNA umano, contenuto in ognuna delle decine di migliaia di miliardi di cellule dell'organismo, è composto esattamente dagli stessi quattro elementi chimici (A,T,G,C) di ogni altro essere vivente.

A prescindere dalla questione a lungo dibattuta dalla filosofia e dalla teologia se l'anima spirituale sia o no della stessa sostanza di Dio, quello che è certo è che, per la materia di cui sono fatti, gli uomini sono della sostanza delle piante, dei batteri, degli insetti , dello scimpanzè. Tutte le forme di vita , homo sapiens compreso, discendono da un unico organismo primitivo , risalente a 3,85 miliardi di anni fa :

"un microbico Adamo, il cui destino è stato di popolare il pianeta con una miriade di discendenti"

 

tratto da "Il dolore innocente" di Vito Mancuso


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Lode all'interinale

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"Arrivi all'improvviso e in bocca un gran sorriso

ti senti accontentato anche se non ti han pagato

il contrattino è fatto e ormai ti senti pronto

qualcosa mi daranno, anche se faccio un danno.

Alla scadenza allora, non sei più al sicuro

alzando gli occhi al cielo ti chiedi se in futuro

se finalmente un giorno, quel maledetto giorno

arrivi anche per me un posto fisso pronto.

Ma di sicuro ahime!

Un taglio arriverà, che poi mi porterà

a riniziar da capo, con lo sconforto in mano

e il portafogli sgonfio..."


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"V" "U" O "W"?

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Ma allora la ripresa economica, dopo la recessione peggiore degli ultimi 100 anni, arriva si o no? Ufficialmente, le previsioni dicono che nel 2009 in tutti i principali paesi avanzati e' recessione, con tassi negatividi crescita che vanno da - 2 a - 6% (quest'ultimo dato riguarda l'Italia). Pero' si dice anche che gia' nel trimestre in corso si potranno registrare non piu' tassi negativi,ma tassi positivi, anche se minimi. E nel 2010 la ripresa dovrebbe essere lentissima, ma abbastanza generalizzata. Queste aspettative non sono messe in discussione da nessuno, ma ci sono due qualificazioni da fare.

La prima riguarda l'occupazione. La perdita di posti di lavoro inizia di norma qualche mese dopo l'avvio della recessione, dai 6 ai 9 mesi dopo. Infatti e' quello che e' successo. La crisi e' precipitata nell'autunno 2008, la produzione e la domanda hanno preso a cadere tra dicembre e gennaio, e la disoccupazione ha cominciato a salire in primavera e oggi sta raggiungendo i punti piu' drammatici.

Come c'e' stato un ritardo nella discesa dell'occupazione rispetto alla crisi, ci sara' un ritardo nelle assunzioni quando l'economia riprendera' a tirare. Il che significa che se la ripresa comincera' a irrobustirsi verso la meta' del 2010 (certo non prima), la disoccupazione continuera' a peggiorare, o comunque a non attenuarsi, almeno fino alla meta' del 2011. E questo e', chiaramente, un grossissimo problema.

La seconda osservazione riguarda la velocita' di uscita dalla crisi. Piu' o meno tutti concordano che il profilo futuro ha grosso modo la forma di una "V", ossia di una ripresa piu' o meno rapida dopo il punto di minima che si sarebbe ormai superato. Qualcuno piu' pessimista dice che avra' la forma di una "U", e cioe' la parte bassa sara' piu' lunga del previsto e ci saranno molti mesi di stagnazione prima del rimbalzo. Qualcuno ancora piu' pessimista teme che la ripresa avra' addirittura la forma di una "W", e che ci sara', cioe' un breve recupero dopo i minimi (e ci siamo gia' dentro) seguito pero' da un nuovo peggioramento (che potrebbe situarsi tra inverno e primavera prossimi) per arrivare solo dopo a una ripresa piu' stabile.

Dunque, nessuno impazzisce di ottimismo. Questo almeno fino a ieri. Proprio nei giorni scorsi, infatti, l'ex capo economista del Fondo monetario internazionale e consigliere economico della Casa Bianca, Michael Mussa, ha dichiarato a un'assemblea sbalordita di esperti di prevedere che nei dodici mesi tra fine 2009 e fine 2010 l'economia americana crescera' di oltre il 7% (contro una previsione oggi accreditata attorno al 2%). Il motivo e' che quanto piu' e' forte la crisi, tanto piu' lo e' anche il rimbalzo.

Un'opinione eterodossa, almeno in questo momento, ma che potrebbe trovare quanto prima degli adepti. Che sia vero o no, la gente ha bisogno di credere che le cose andranno meglio e, se l'opinione si afferma, va a finire che la profezia si autorealizza, e altri ancora si accodano, e cosi via. Il risultato puo' essere effettivamente un rimbalzo molto forte. Oppure, se Mussa si sbaglia, anche una forte delusione.

di Enrico Sassoon


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L'ombra del pinguino

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E' un periodo ricco di nuove esperienze informatiche. Mi sono sbarazzato di windows Vista dal portatile per installare una bellissima distribuzione di Linux chiamata Ubuntu. Devo dire che sono veramente rimasto sorpreso dalla stabilità e velocità del sistema. Un gran lavoro di sviluppo che ha portato e sta portando Linux a livelli molto alti. Azzarderei nel dire che se venissero create un pò più di applicazioni all' ombra del pinguino non sò quanti pc con windows ci sarebbero ancora in giro.

Ritengo sbagliato il fatto di dover acquistare un pc, pagare un prezzo elevato perchè mi devo trovare "per forza" installato un sistema operativo Microsoft senza avere nessuna libertà di scelta. Per fortuna c'è il mondo open source e tutta la community che lavora e mette in campo le proprie conoscenze per dare vita ad un software libero, utilizzabile e modificabile da tutti e soprattutto gratuito. Anche questo blog funziona tramite un CMS open source (Joomla) che ha permesso a me e a milioni di altre persone di gestire un blog con un proprio dominio.

Un grazie di cuore a tutti quelli che collaborano a questi progetti meravigliosi.


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